5. gen, 2018

Maschi e Femmine nel minibasket

Riporto in quanto molto ben fatto e interessante (e possibile spunto di riflessioni per chiunque ami la pallacanestro e ritenga lo sport come un elemento essenziale nella crescita psico-fisica e sociale di bambini e giovani), un articolo di due anni fà del Prof. Maurizio Mondoni, da decenni personalità di primissimo rilievo del mondo cestistico italiano, tra le tante qualifiche Docente di Pallacanestro al corso di Laurea in Scienze Motorie dell’Università Cattolica di Milano; Allenatore Nazionale Benemerito, Istruttore Nazionale Benemerito, Responsabile della Formazione del Settore Minibasket della Federazione Italiana Pallacanestro fino al 2000.

L’articolo originale e completo di Novembre 2015 si trova su: www.mauriziomondoni.com

DIFFERENZE TRA MASCHI E FEMMINE NEL MINIBASKET

Maschi e femmine

Sono molti gli studi in merito alle differenze tra maschi e femmine. Adie Golberg sostiene che già durante la prima infanzia è possibile individuare oltre cento differenze tra i maschi e le femmine, in particolare riguardo ai due emisferi cerebrali. Oggi si conosce che in entrambi i sessi la parte sinistra è specializzata nel linguaggio e nelle funzioni logiche, mentre quella destra è specializzata nelle funzioni emotive, affettive e percettive. I due emisferi sono collegati da un ponte di fibre nervose che consente ai due emisferi di scambiarsi le informazioni. Ultimamente alcune ricerche hanno dimostrato che questo ponte nelle femmine è molto più voluminoso rispetto ai maschi e ciò comporta una maggiore integrazione tra le funzioni dei due emisferi e quindi una loro minore reciproca autonomia. Questo permette alla femmina di mutare più facilmente i propri punti di vista e di interagire meglio con l’ambiente.

La femmina utilizza in misura maggiore l’emisfero destro che le permette di compiere azioni mentali in parallelo ed è più legato alla sfera emozionale e al linguaggio analogico; è sicuramente più intuitiva del maschio perché il suo cervello è meno rigido: ad esempio le femmine hanno la capacità di riconoscere azioni intuitive in soli 200 millisecondi, mentre in questo i maschi sono molto più lenti.

Le femmine utilizzano entrambi gli emisferi, mentre i maschi ne utilizzano uno solo (percezione spaziale, esatta sequenza delle azioni da compiere).

La femmina nello spostarsi nello spazio ha bisogno di punti di riferimento mentre il maschio riesce spesso ad andare a intuito.

Le femmine sono migliori dei maschi nelle funzioni del linguaggio, mentre i maschi sono più dotati delle femmine per i ragionamenti matematici e meccanici, nei compiti visivi e nell’immaginare la traiettoria di un oggetto che si sposta o è lanciato.

La femmina è molto più resistente del maschio agli stress sia in campo fisico che fisiologico, ha una attività di comunicazione e di comportamento sociale migliore rispetto al maschio; è più rapida e completa, perché la sua natura le consente una migliore integrazione tra pensiero ed emotività.

Purtroppo sono convenzioni sociali e famigliari a differenziare maschi e femmine, imponendo una differenza culturale (es. giocattoli per i bambini e per le bambine, attività sportive differenti). “Il tutto funzionale a un malinteso concetto di femminilità, per il quale alcune discipline sportive sarebbero più adatte di altre alla pratica delle femmine. E’ un “balla” clamorosa che serve solo a perpetuare uno schema di società maschilista anche in questo campo. E purtroppo anche molte donne adulte cadono in questa trappola quando, diventando mamme e avendo introiettato questi canoni, spingono le proprie figlie verso alcune strade e ne disincentivano altre. Questi sono argomenti assai complessi, che però vengono declinati in una quotidianità familiare che fa poi statistica e grandi numeri”  (Franco Arturi – Gazzetta dello sport).

Nello sport cosa succede?

Nell’ambito dell’indagine “Multiscopo” l’Istat nel 2006 (nel 2013 le percentuali sono migliorate - Libro bianco del CONI) ha dedicato molto spazio alla rilevazione della pratica sportiva sul territorio nazionale e ha messo in evidenza che solo il 35% pratica attività sportiva in modo continuativo, il 18 % in modo saltuario, il 15% ogni tanto e il 32% non pratica nessuna attività motoria o sportiva. In questa indagine si rileva che le femmine che praticano attività sportiva sono solo il 18% e la percentuale partecipativa è rilevante principalmente a livello giovanile.

Gli sport più praticati dalle femmine sono la ginnastica artistica, l’aerobica, il nuoto, la danza, il ballo, la pallavolo, gli sport invernali. Sono molto distaccati il calcio, l’atletica leggera, gli sport di combattimento e il basket.

Purtroppo si fa troppa selezione in età precoce negli sport individuali, ma non si scherza negli sport di squadra e questo è un dato che ci deve far riflettere! Troppa ansia e stress, si vuole vincere a tutti i costi, alcuni Istruttori non sono competenti, la Scuola fa poco relativamente all’importanza dell’attività sportiva nel contesto dell’educazione globale della persona. Il “drop out” è maggiore nelle femmine rispetto ai maschi e poi … attività sedentaria, con conseguente aumento del sovrappeso, dell’obesità e il possibile insorgere di problematiche in molti ambiti.

In Italia nello sport vi è una scarsa partecipazione delle donne ai ruoli di comando, si registra un ostracismo socio-culturale verso gli sport di combattimento e di contatto come il calcio, il basket, il rugby e la boxe.

In Europa e nel mondo la tendenza è invece molto diversa, pallacanestro, atletica, calcio godono di grande (e crescente) credito e diffusione anche in ambito femminile. E più cresce ed è varia la pratica sportiva femminile più diminuiscono i pregiudizi sociali ai danni delle donne.

Cosa succede in Italia nel Minibasket ... ma anche negli altri giochisport?

C’è stata sempre una limitazione nell’avviamento delle bambine al Minibasket, in quanto spesso ritenuto dai genitori un giocosport adatto ai maschi. Ma questa non è cultura! Ne tantomeno cultura motoria e sportiva.

Per molte famiglie per la femmina era ed è meglio la pallavolo, la danza, la ginnastica artistica, il pattinaggio, etc.

Io sono dell’idea che è meglio prima un’Educazione Motoria di base per tutti/e, con Istruttori e Insegnanti competenti, capaci e preparati e poi ... evitiamo una specializzazione precoce, altrimenti perdiamo i talenti e soprattutto i talenti tardivi.

In Italia anche regioni “faro” in ambito femminile nella pallacanestro hanno ridotto di molto ultimamente il numero delle praticanti. Anche il Minibasket ha “sofferto” molto questa situazione: poche sono le bambine che “giocano” a Minibasket nei Centri Minibasket e nelle Società Sportive della nostra penisola, e il rapporto maschi-femmine nei Centri Minibasket è 1 a 6.

Ricordiamo che il Minibasket inizia a 5 anni con la categoria Pulcini/Paperine e termina a 11 con il Trofeo Esordienti.

Dalle statistiche del Settore Minibasket F.I.P., dal 1976-77 al 2000, il numero delle femmine iscritte ha avuto il seguente andamento:

1976-77: 22.417

1977-78: 19.908

1978-79: 20.946

1979-80: 22.008

1980-81: 20.766

1981-82: 24.407

1982-83: 28.360

1983-84: 32.561

1984-85: 29.051

1985-86: 25.160

1986-87: 23.654

1987-88: 26.785

1988-89: 29.776

1989-90: 35.929

1990-91: 35.008

1991-92: 33.051

1992-93: 30.112

1993-94: 29.770

1994-95: 21.643

1995-96: 21.870

1996-97: 20.478

1997-98: 23.922

1998-99: 24.778

1999-00: 23.613

Nell’anno sportivo 1999-2000, i Centri Minibasket aderenti al Settore Minibasket F.I.P. erano 2.144, gli iscritti/e 107.775 (femmine 23.613, maschi 84.142). Le bambine erano così suddivise: Lombardia 3.049, Veneto 2.355, Sardegna 2.004, Lazio 2.633, Campania 1.916, Sicilia 1.559, Piemonte 1.566, Friuli 1.033, Emilia 1.476, Toscana 1.421, Puglie 1.282, Liguria 801, Abruzzo 707, Calabria 601, Marche 432, Umbria 276, Trentino Alto Adige 268, Basilicata 205, Molise 66, Valle d’Aosta 33.

Dai dati raccolti c’è stata una grande impennata negli anni 1982-83-84 e negli anni 1989-1990-1991-1992-1993 con l’organizzazione di Manifestazioni riservate solo alle femmine, con l’utilizzo di testimonial del calibro di Cata Pollini ai Jamborèe Minibasket e di altre campionesse alle diverse manifestazioni di Minibasket.

Purtroppo ultimamente molte Società di pallacanestro femminile sono scomparse oppure si sono ridimensionate, il basket femminile non conquista più gli Sponsor, non riempie più i Palazzetti (salvo poche eccezioni come Schio, Ragusa o Lucca). Bisogna rivitalizzare il basket femminile con progetti finalizzati e proposte serie. Cerchiamo di invertire la rotta!

Differenze tra maschi e femmine nel Minibasket

Per quanto riguarda il Minibasket a 6 anni esistono già differenze tra maschi e femmine: la bambina ha minori disponibilità per quanto concerne la coordinazione senso-motoria, specialmente negli aspetti dinamici (ricevere e passare la palla in movimento) e per quanto riguarda la coordinazione dinamica generale.

La femmina quando gioca è più fantasiosa del maschio, può percepire una serie di variabili maggiore rispetto al maschio e spesso prende decisioni importanti con un’alta probabilità di successo.

Nei gruppi misti le femmine sono meglio dei maschi dal punto di vista motorio, fanno amicizia più facilmente anche con i maschi (che non vogliono assolutamente giocare con le femmine), i maschi invece sono più aggressivi, scoordinati e impulsivi.

Le femmine possiedono una maggiore mobilità articolare e un miglior equilibrio rispetto ai maschi, sono meno coordinate dei maschi per quanto riguarda il lanciare e il ricevere, hanno più spesso paura del contatto e del “touching” sulla palla, sono meno aggressive dei maschi, sono uguali ai maschi per quanto riguarda il controllo della respirazione e la strutturazione spazio-tempo.

Fino a 11 anni la differenza tra maschi e femmine, per quanto riguarda la forza, è minima, poi a partire da quest’età l’incremento è maggiore nei maschi (dopo la pubertà i maschi hanno in media una forza che è di circa il 40% superiore a quella delle femmine).

Conclusioni

Minibasket, Minivolley, Minicalcio, Minirugby e tutti i giochi sport individuali e di squadra per tutti e per tutte. Basta sport per i maschi e sport per le femmine! Le Agenzie Educative (Famiglia, Scuola e Società Sportive) devono fare molto per portare avanti sul territorio nazionale una corretta cultura motoria e sportiva.

 “Bisogna riparare ai danni che i modelli di veline e di donne oggetto, ben pubblicizzate da campagne mediatiche invasive, portano da decenni nel cuore della società italiana, aggiungendo guasti ad arretratezze comuni a tutte le culture. Lo sport ha un’occasione unica perché può proporsi come apripista di una nuova emancipazione femminile. Bisogna liberare le nostre bambine da questa “prigione”, bisogna restituire loro dignità e libertà” (Franco Arturi – Gazzetta dello Sport).